Il sublime è ancora? Sulla condizione anestetica dell’arte contemporanea e le sue conseguenze impolitiche PDF Stampa Email

Carlo De Rita

Abstract

L’autore si chiede se, a partire da una riconsiderazione del regime estetico del sublime kantiano e da una riflessione critica sulle assunzioni etiche (J.-F. Lyotard) e tecnologiche (Mario Costa) di un’estetica del sublime, si dia oggi ancora una possibilità per l’arte di sottrarsi al regime anestetico del sistema dell’arte contemporanea e alla mediaticità spettacolare che governa l’estetizzazione postmoderna della sensibilità. Se si dia ancora nell’arte, nella misura in cui corrisponde al sublime, la possibilità di fare dell’opera il luogo di sovversione di un regime estetico egemone, dove il soggetto possa reperirsi come potere ipersensibile di riconfigurazione politica del sensibile. Dove il sublime sia ancora come l’ora del conflitto estetico intorno alla condivisione del sensibile.

 

Carlo De Rita è docente di sociologia giuridica presso la Facoltà di giurisprudenza della Seconda Università di Napoli. Tra sue pubblicazioni Who’s afraid of Prometheus Challenge? The postmodern Aesthetization of Subjectivity’s political Agency and the artificial, in «Res. Anthropology  and Aesthetics», 44, 2003; «La Potenza del diritto naturale tra desiderio e paura», in R. Bonito Oliva e A. Trucchio (a cura di), Paura e immaginazione, Mimesis, Milano 2007; Desiderio e istituzione. Per un’antropologia politica della soggettività, F. Angeli, Milano 2007; «Generazioni future, soggettività post-naturale e dignità umana», in R. Bifulco e A. D’Aloia (a cura di), Un diritto per il futuro, Jovene, Napoli 2008.

 

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