Una riflessione su due idee dell’arte e dell’estetica giapponese: shibui e yūgen

Laura Ricca

Abstract

Nel pensiero tradizionale giapponese non esiste una teoria che assuma come oggetto di analisi il bello. Eppure il Giappone è il paese dove la dimensione estetica della vita ha più rilievo in assoluto. L’idea di bello in Giappone è molto distante dai canoni estetici occidentali. L’obiettivo dell’arte giapponese non è la perfezione ideale fondata sulla simmetria, come in Occidente, ma il suo opposto; l’irregolarità, in quanto asimmetrica, ci ricorda che la mèta è sempre perfettibile, mentre il vuoto, nella variazione con il pieno, conferisce vita e movimento all’opera d’arte fino ad innescare, nell’arte zen, un processo di astrazione il cui obiettivo è il superamento delle stesse forme fenomeniche per raggiungere l’indifferenziato. È difficile per noi immaginare una bellezza nascosta, non palese, e che non attiri l’attenzione. L’idea di bellezza in Giappone è legata, in generale, alla semplicità e all’oscurità. Shibui e yūgen esprimono perfettamente tali aspetti della dimensione estetica nipponica.

 

Laura Ricca, yamatologa di formazione, è stata Lettrice di Italiano e in seguito Research Fellow presso l’Università del Tohoku di Sendai, in Giappone. È attualmente assegnista di ricerca in Estetica all’Università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni: il saggio Genesi e struttura di «Nuvole» di Nagai Kafū, in «Quaderni giapponesi», Bulzoni, 2009; la traduzione dell’articolo inedito di Kenzō Tange Omaggio a Michelangelo, in Atti del Convegno Kenzō Tange e l’utopia di Bologna, Bononia University Press, 2010. Ha curato gli atti di diversi convegni internazionali organizzati dal Laboratorio di ricerca sulle città e l’edizione italiana del libro di Hidemichi Tanaka, Storia dell’arte giapponese. Genealogia dei capolavori in una prospettiva comparata, EDES, 2012.

 

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